BOLOGNA, 30 APR. A Bologna, e dintorni, la questione dell’acqua continua ad essere spinosa. Solo qualche mese fa (dicembre 2009) sono entrate in vigore le nuove tariffe pro-capite per il consumo dell’acqua nella provincia di Bologna, quale epilogo naturale (seppur lento) di una delibera del maggio 2008 dell’Ato5 Bologna (l’Agenzia di ambito per i servizi pubblici di Bologna) sulle modalità di educazione al risparmio idrico per gli utenti della provincia bolognese.

Poiché l’Ato5 (costituita dalla provincia di Bologna e i suoi 60 comuni) è nata con l’obiettivo di “razionalizzare, secondo i criteri di efficienza, efficacia e economicità, il servizio idrico integrato”. Il nuovo sistema tariffario era finalizzato non solo alla corretta gestione di risorse naturali ma anche per indurre le famiglie ad un minor consumo, premiandole dal punto di vista economico. Ricordiamo, infatti, che le nuove tariffe, applicate solo per gli usi domestici e articolate in cinque fasce di consumo (Agevolata 1 –Agevolata 2 Base – Eccedenza 1-Eccedenza 2) tengono conto sia dei consumi che del nucleo familiare. In altre parole superato il tetto standard di consumo di acqua scattano le tariffe più alte, le quali, però, vengono calibrate, mediante un sistema di moltiplicatori, sul numero effettivo dei componenti del nucleo familiare. In tal modo quei nuclei familiari numerosi, che prima sarebbero rientrati nelle fasce ad alto consumo (ovviamente), potranno rientrare in quelle “base”. Al contempo i single, rispettando i limiti stabiliti pro-capite, sono spinti al risparmio poiché incentivati dalla riduzione, pari all’8%. delle loro bollette. Con il sistema, quindi, dell’equa dotazione di acqua pro capite giornaliera, questa rivoluzione tariffaria è voluta andare incontro alle esigenze delle famiglie e al contempo ha incentivato il risparmio, penalizzando gli sprechi.

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A quanto emerge dalla proposta di rincari delle attuali tariffe da parte dell’Hera (Holding Energia Risorse Ambiente) il nuovo sistema tariffario ha dato i suoi risultati. Va ricordato che l’Hera è il gestore a cui l’Ato 5, dopo aver stabilito gli standard di qualità, affida i servizi tramite convenzioni, controllandone l’operato e stabilendo le tariffe.

Da qui nasce la problematica!

Venerdì scorso l’ Hera ha proposto all’Ato5 un aumento delle tariffe dell’acqua del 4,5% per compensare il calo dei consumi. In altre parole, i bolognesi sono troppo virtuosi!

Solo per incominciare ad abituarsi all’idea, secondo i nuovi rincari la prima tariffa agevolata (fino a 52 litri al giorno pro capite) non “godrà” di nessun aumento e la tariffa resterà a 0,167€/mc. Nella seconda fascia agevolata (dai 53 ai 101 litri pro capite) l’aumento sarà del 3%, si passerà, quindi, da 0,360€ a 0,372€/mc. Su quella base (da 102 a 151 litri pro capite) l’incremento sarà del 6% ossia da si andrà da 0.607€ a 0,644€ a metro cubo. Le fasce di eccedenza (la prima va da 152 a fino 219 litri pro capite, dopo di che si entra nell’ultima fascia più cara) conteranno un incremento del 13%, in altre parole si passerà da 1,4€ a 1,55€ al metro cubo (per la prima) e da 2,059€ a 2.329€ a metro cubo l’ultima. In più, le tariffe saranno retroattive.

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L’Hera ha giustificato l’incremento a causa dei mancati introiti per il calo generale dei consumi, iniziato già dal 2008 (stimato 2,5 milioni di metri cubi all’anno). Visto che, per legge, gli incassi delle bollette devono coprire completamente i costi del servizio, la multiutility si vede costretta ad aumentare le tariffe non incassando più i cinque milioni di euro previsti ogni anno. Inevitabile è stata la contestazione dei 60 sindaci della provincia di Bologna, e il subcommissario di Bologna, Raffaele Ricciardi, ha risolto la faccenda abbandonando la sala. Venuto meno il numero legale la situazione è rimasta nel limbo, quindi irrisolta.

Paradossale sarebbe, infatti, dover motivare alla cittadinanza l’incremento delle tariffe nelle prossime bollette dell’acqua, con la loro attenta e diligente gestione dei consumi.

Inoltre l’Ato5 ha contestato all’Hera il suo mancato impegno nel rispettare i parametri d’investimento nella manutenzione delle sistema idrico (tubature, acquedotti, depuratori, fognature), secondo i quali dovrebbero aggirarsi intorno ai 30 milioni all’anno. In risposta alle accuse, invece, l’Hera ha presentato la necessità di effettuare un aumento dell’8,5% anche sui costi manutenzione. Eppure la prima soluzione che verrebbe in mente sarebbe quella di affrontare la questione da un altro punto di vista: quello del miglioramento della propria gestione finalizzata al contenimento dei costi. È strano che nessuno non ci abbia pensato. Ma forse perché alla fine c’è sempre qualcuno che paga “la bolletta”.

Fabienne Bellizzi

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