BOLOGNA, 29 APRILE Continua, nonostante l’intervento delle forze dell’ordine, l’assemblea permanente dei 120 dipendenti del Teatro Comunale di Bologna contro il decreto Bondi sulla riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche, che in conclusione del suo iter legislativo, potrebbe essere firmato ed approvato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Forti del sostegno delle quattro sigle sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal – che stanno promunovendo analoghe iniziative in molti teatri italiani – gli occupanti bolognesi hanno intenzione di continuare la loro azione di protesta ad oltranza se il decreto verrà controfirmato da Napolitano.

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I dipendenti si sono organizzati in turni che partono dalla mattina all’orario di chiusura del Teatro, in modo che non sia mai abbandonato il presidio, concentrato sul piano in cui si trova l’ufficio del sovrintendente Marco Tutino. Tutino è infatti presidente dell’Anfols, l’associazione che riunisce le fondazioni lirico-sinfoniche italiane che appoggia in toto le istanze del decreto della discordia. Per questo, i dipendenti invocano le sue dimissioni.

Tra gli obiettivi dell’assemblea permanente, vi è quello di sensibilizzare il Presidente della Repubblica sull’inadeguatezza del decreto che, tra le altre cose, impone un blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, un giro di vite sulle missioni all’estero, la decurtazione del circa 50% dei contratti integrativi e pesanti limiti alla contrattazione di secondo livello.

E per sensibilizzare l’opinione pubblica, i sindacati aderenti alla protesta hanno organizzato per oggi pomeriggio una conferenza stampa in Piazza Verdi, di fronte al Teatro Comunale.

Sara Deriu

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