BOLOGNA, 27 APR. L’anno scolastico corrente non è ancora giunto al suo termine che già giungono i primi dati sui tagli nella Scuola per il prossimo settembre. E come in ogni polemica che si rispetti, ciascuno tira l’acqua al proprio mulino.

La Gilda, che raggruppa i dipendenti della Scuola, stima un taglio di 125 professori nelle Scuole di II Grado, di 58 nelle scuole di I Grado e di 48 nella Scuola Primaria nella sola provincia di Bologna. Dal canto suo, l’Usr (Ufficio Scolastico Regionale), fautore della filosofia del bicchiere mezzo pieno, sottolinea che, dopo tutto, in Emilia-Romagna i tagli della Scuola riguarderanno solo il 3% del personale, percentuale “in assoluto più bassa” rispetto al resto d’Italia. C’è da ritenersi fortunati, allora!

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Tuttavia, difficilmente si riterranno fortunati i prossimi 128 docenti che a Modena si ritroveranno a prolungare forzatamente le loro vacanze, al pari degli 89 docenti di Reggio Emilia, dei 79 di Parma, dei 73 della provincia di Forlì-Cesena,dei 64 di Ferrara, dei 62 di Ravenna e dei 47 di Piacenza. L’unica provincia davvero baciata dalla sorte, in questa vera e propria lotteria che è ormai la Scuola, può dirsi Rimini, ma solo perché la zona della Valmarecchia è passata all’Emilia-Romagna, portando come dote 5 posti in più nella Scuola di II Grado, 13 in quella di I Grado e 46 nella Scuola Primaria. Infatti, i dati riportati fin qui nelle altre province, riguardano solo la Scuola Di II Grado. Analogo discorso si estende alla Scuola di I Grado e a quella Primaria. Verranno falciati 106 insegnanti (fra I Grado e Primaria) nella sola Bologna, 85 a Modena, 35 a Reggio Emilia, e una ventina di cattedre, in media, nei restanti territori.

A fronte di questo, però, l’Usr afferma che ci sarà un aumento di 249 posti di sostegno, come a dire “non tutto il male viene per nuocere”, le incertezze del proprio futuro per numerose famiglie, quelle, sono effetti collaterali.

Tuttavia, non c’è da star tranquilli perché di certo saranno inevitabili le reazioni per le pesanti riduzioni agli organici dei docenti, poiché trattasi di pesante riduzione anche il “solo” 3%, soprattutto quando le conseguenze di certe politiche si ripercuotono sì sulle famiglie ma, quel che è peggio, anche sulla qualità dell’offerta formativa per le future generazioni.

Fabienne Bellizzi

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