BOLOGNA, 22 APR.“So di essere un presonaggio scomodo”. Sono queste le parole di Massimo Ciancimino, dopo essere stato “scacciato” dalla nuova abitazione nel centro di Bologna.

E’ lo stesso Ciancimino a raccontare il fatto: a causa delle numerose intimidazioni ricevute, il collaboratore di giustizia si è trasferito da Palermo a Bologna per motivi di sicurezza. Ma dopo l’ultima lettera di minaccia accompagnata da cinque proiettili di kalashnikov, il figlio di “Don Vito” ha ritenuto opportuno cercare un’altra residenza.

Dopo l’approvazione della Procura di Bologna e degli uomini della scorta, non sembravano sussistere problemi. “Io stesso ho informato i residenti del fatto che mi sarei trasferito lì. I rapporti devono essere chiari, sempre, e io non ho mentito”, racconta Ciancimino, testimone-chiave nelle indagini che disanimano l’oscura trattativa fra Stato e mafia nei primi anni ’90. A causa di questo suo ruolo chiave, l’imprenditore siciliano è costretto da anni a vivere sotto scorta: “Non è una vita facile, la mia. Non lo è nemmeno per la mia famiglia”.

A quanto pare, anche gli inquilini del condominio dove aveva scelto di risiedere avvertono lo stesso pericolo: a seguito di un’assemblea condominiale, hanno restituito a Ciancimino la quota versata come caparra, riferendogli che “la sua presenza nel palazzo non è gradita”.

Con un po’di rammarico, Ciancimino dichiara la sua comprensione nei confronti dei cittadini felsinei, nonostante il livello di sicurezza della città non sia assolutamente preoccupante, come afferma il Commissario Anna Maria Cancellieri. “Ha ragione, Bologna è una città tranquilla. Chi è venuto da me a portare i proiettili viene da fuori”, così Ciancimino a proposito delle ultime minacce, ricevute anche dai pm di Palermo. A proposito dei giudici, il collaboratore di giustizia così conclude: “Ecco, se c’è una cosa che mi dispiace dei bolognesi, è che non hanno espresso solidarietà nemmeno ai giudici. Quanto a me, i rifiuti li metto nel conto”.

Diletta Sarzanini