BOLOGNA, 21 APR. – Dopo la quiete la tempesta. Durante la prima parte della giornata c’era ottimismo per l’incontro a Palazzo Malvezzi tra i vertici della Fini Compressori e l’assessore provinciale Graziano Prantoni.

E’ lo stesso Prantoni con le sue parole a spazzare via l’iniziale ottimismo dichiarando: “Ora sono preoccupato per quello che potrebbe succedere davanti all’ingresso dell’azienda”.”E’ andata male”.

Il consigliere provinciale appare in ansia per quelli che potrebbero essere i risvolti del mancato accordo: Siamo preoccupati per la gestione della situazione, è chiaro che questa assume aspetti sociali e forse qualcosa in più”. All’azienda, aggiunge Prantoni, “abbiamo chiesto di mettere in conto anche questa situazione, che ha un peso straordinario”.

Si tratta di una situazione molto complessa che mette a rischio il futuro di 108 famiglie. Infatti sono 80 le lettere di licenziamento già inviate dall’azienda di Zola Predosa. Per altri 28 lavoratori invece verrà valutata la possibilità di un eventuale prepensionamento.

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Alle parole di Piantoni, che dice: “C’è stata una chiusura molto forte da parte dell’azienda, che si è intestardita sui licenziamenti che ha fatto partire”, i vertici aziendali rispondono con una scarna e fredda dichiarazione: “Le condizioni economiche e finanziarie” della Fini “non consentono loro di fare altro”.

Intanto i lavoratori restano in presidio permanente davanti allo stabilimento. Ormai da nove giorni dormono in un tendone per rivendicare i propri diritti. Il clima è molto teso. Ieri, in serata, è arrivato anche il leader bolognese della Fiom Bruno Papignani.

I lavoratori ascoltano le sue parole con gli occhi lucidi e mostrano incredulità quando lo stesso Papignani dichiara:Di fatto, siete tutti licenziati”. Alla notizia della conferma dei licenziamenti una lavoratrice ha avuto una crisi ed è arrivata l’ ambulanza.

A questo punto si sta pensando di mettere in atto nuove forme di lotta per rivendicare un diritto riconosciuto dalla nostra Carta Suprema, il diritto al lavoro. La proposta della Fiom è che i lavoratori non licenziati entrino in fabbrica facendo un’ora di sciopero alla mattina e una alla sera, mentre il presidio dei licenziati continuerà.

L’assemblea sarà comunque tesa e complessa.

Simone Luca Reale

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