BOLOGNA, 21 APR. – Che tra Fabio Garagnani ed Enzo Raisi non scorra buon sangue si sa almeno da un anno, quando il berlusconiano rimproverò al finiano la gestione della campagna elettorale e la successiva assegnazione degli incarichi in Provincia. “Tutti ad ex AN”, lamentano gli ex FI. Gli scontri di questi mesi, fra i quali spicca il referendum-conta sull’immigrazione minacciato dal deputato di San Giovanni in Persiceto per mostrare i muscoli al collega, mai, però, avevano raggiunto i livelli di oggi.

Complice il clima da otto settembre che si respira nel partito a livello nazionale, Garagnani si è spinto sino a chiedere le dimissioni del rivale dalla carica di presidente provinciale del PDL bolognese. Il motivo ? La scelta di Raisi di sostenere Fini nella sua battaglia contro il “pensiero unico” e il complesso leghista. Ebbene sì: secondo il coordinatore comunale tanto basta per chiederne la testa. Più che un conflitto politico parrebbe un’operazione di pulizia “etnica”.

Se ne rammarica Raisi in un’intervista rilasciata a “Liberazione”, nella quale auspica comunque che non si giunga alla creazione dei gruppi parlamentari autonomi. Chissà quanto creda davvero in una ricomposizione. Poco, stando al giudizio con cui boccia il PDL, definito “un partito bloccato in anarchia totale”, “in cui addirittura non esistono i probiviri perché – a detta di qualcuno – l’idea dei probiviri è troppo simile a quella dei magistrati, allora non è difficile capire perché le cose stiano così”. Per non dire della sferzata mediante la quale iscrive i “berluscones” nell’infima categoria socio-politica dei “camerieri che vogliono dimostrare di servire meglio degli altri”. Un attacco in piena regola, finalizzato a chiedere la costruzione di un partito plurale, dove sia possibile per anime diverse convivere e confrontarsi. Insomma, la scelta degli ex AN di aderire al PPE non dovrebbe significare il soffocamento delle voci critiche. A dirlo, peraltro, è uno che “viene da un partito che all’epoca qualcuno definì neofascista” (il MSI, n.d.r.). Una compagine politica, tuttavia, per quanto sensibile al fascino dell’autorità, sarà sempre più incline ai distinguo e al dibattito di quanto possa mai esserlo un’azienda.

Sul fronte bolognese non tutti gli orfani della Fiamma sembrano pensarla come Raisi. Vecchi ha fatto in questi giorni outing berlusconiano, spezzando nell’occasione il sodalizio locale con il presidente provinciale. Lo stesso Bignami, che pure – a detta dei suoi ex “camerati” del FUAN – non lesinava in passato manifestazioni di germanico entusiasmo, ha già da un po’ orientato il tappeto in direzione Arcore. Tanto che Raisi, tra i più entusiasti del nuovo partito, sbottò: “Prendo atto che Bignami, che è lì per rappresentare la storia, la cultura e gli uomini di An, ha barattato il suo ruolo per avere una manciata di preferenze alle prossime regionali”. I voti li ha presi, non c’è che dire. Per quanto riguarda l’ondivago passo delle “oche” che furono missine, bisogna riconoscere ad Enzo Raisi di essersi sempre caratterizzato per una posizione “liberal”, certamente non maggioritaria nel Movimento sociale. E’, dunque, paradossale, che da quello che sarebbe dovuto essere un partito liberale di massa, debba forse uscire proprio lui.

Antonio Del Prete