BOLOGNA, 16 APRILE – Era il 1 Maggio del 2006 quando una 21enne di Potenza, dopo avere ingerito dell’ecstasy liquida, venne portata d’urgenza in ospedale e finì in coma. Il rave era avvenuto al Ca.cu.bo, il locale dell’ex macello di Santa Caterina di Quarto, a pochi passi dal capoluogo emiliano, trasformato in un centro sociale.

Il gup di Bologna, Andrea Scarpa, ha condannato quattro dei cinque organizzatori di quell’evento, perché consapevoli che nel loro locale ci fosse droga, e perché non fecero niente per impedirlo, i ragazzi sono stati condannati a 18 mesi di reclusione e dovranno pagare una multa di 500 euro per occupazione abusiva. Per la sola occupazione abusiva altri cinque giovani hanno patteggiato 500 euro di multa e altri nove sono stati rinviati a giudizio.

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Il pm Lorenzo Gestri, che ha condotto le indagini della polizia, aveva chiesto due anni e mezzo per cinque degli imputati senza il riconoscimento delle attenuanti generiche anche se tutti incensurati, a loro erano intestati i conti correnti postali e sui quali il giorno dopo le feste venivano accreditati gli incassi.

Una storia, purtroppo già sentita, l’accostamento droga-rave, la perdita completata del controllo, e la corsa in ospedale per evitare il peggio, tra l’indifferenza dei gestori e dei partecipanti alla festa.

E’ proprio ora che il 1 Maggio si avvicina, riparlare di questa storia potrebbe far riflettere e pensare tutti, in modo da evitare la prossima tragedia, la prossima vita spezzata dal desiderio di esagerare, dal desiderio di spingere all’estremo, senza capire che da quell’estremo si potrebbe essere risucchiati.

Stefania Cugnetto

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