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BOLOGNA 13 APR – La complessa questione sulle iscrizioni dei figli degli immigrati non in regola negli asili nidi del comune di Bologna lungi dall’essere risolta a breve. Al contrario, le reazioni al provvedimento applicato dal commissario prefettizio Anna Maria Cancellieri sono state immediate e si caratterizzano per il crescendo di iniziative mirate a denunciare l’atteggiamento discriminatorio del Comune nei confronti degli immigrati ma soprattutto dei minori.

La pubblicazione del bando dove si afferma chiaramente che “i cittadini non comunitari dovranno esibire all’atto della presentazione della domanda la documentazione attestante la regolarità del soggiorno sul territorio italiano [e] in mancanza della documentazione, la domanda incompleta e priva di requisiti necessari all’iscrizione non potrà essere accolta”, non lascia certamente spazio ad un’errata interpretazione. A seguito alle proteste piovute su Palazzo d’Accursio, il commissario si è visto costretto ad aggiustare il tiro, affermando di “accettare le domande con riserva” nell’attesa di un chiarimento della norma. Questo palliativo non ha certo mitigato gli animi di cittadini indignati, di Sindacati, Provincia, Partiti, Movimenti sociali i quali, al contrario, si sono mobilitati per denunciare quest’azione che agisce in senso inverso rispetto al processo di integrazione degli stranieri nella comunità bolognese. È evidente che tale provvedimento amplificherà le difficoltà che gli immigrati vivono quotidianamente. Ma questa volta a farne le spese saranno i bambini, proprio quei soggetti che, invece, dovrebbero essere maggiormente tutelati dagli adulti e dalle Istituzioni.

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Il commissario si è celato dietro il Diritto, ritenendo di aver semplicemente applicato la nuova Legge sulla sicurezza, entrata in vigore l’estate scorsa e che consente l’accesso ai servizi pubblici solo agli immigrati regolari, ad eccezione di quelli attinenti alle prestazioni sanitarie.

Poiché l’asilo nido è considerato facente parte del cosiddetto welfare sotto la voce “assistenza sociale” è automatica l’applicazione del provvedimento anche a questo servizio pubblico. In seguito però all’ondata d’indignazione sollevatasi in città, per risolvere la matassa la Cancellieri ha rimesso al Ministro degli Interni la decisione inoltrando una richiesta di chiarimento con annesso parere legale. Questa procedura è stata risolutiva per una simile questione avvenuta di recente a Torino, la quale però riguardando la Scuola d’Infanzia ed essendo, questa, di competenza del Ministero della Pubblica Istruzione, ha consentito il libero accesso dei minori a prescindere dallo status di clandestino.

Eppure altre amministrazioni dell’hinterland, come Casalecchio, e di altre regioni hanno saputo trovare il modo per poter continuare a garantire a questi bambini l’accesso alla scuola di ogni grado e ordine dimostrando di avere un diverso senso civico e solidale verso lo straniero.

D’altra parte la questione qui a Bologna è ancora più contraddittoria se si considera che la Regione Emilia-Romagna ha anche legiferato al riguardo secondo cui “Il nido d’infanzia è un servizio educativo e sociale di interesse pubblico” Legge regionale n.1/2000, art.2. In altri termini, in questa Regione, è chiaramente affermata la natura formativa dell’asilo nido, che fa ricadere la disciplina nell’ambito dell’Istruzione, sia pure pre-scolare. È innegabile, infatti, che la finalità del nido è la formazione e la socializzazione dei bambini come fase propedeutica alla scolarizzazione,al fine di assicurare al minore un benessere psico-fisico nel progressivo affidamento momentaneo di questi a figure diverse da quelle genitoriali.

Infatti gli stessi assessori Barigazzi e Pariani hanno dichiarato che l’accesso ai bambini di immigrati non regolari è possibile nel rispetto delle norme vigenti in Emilia Romagna. In risposta, quindi, alla non certo velata discriminazione degli immigrati ad opera del Comune, la

comunità sconcertata da questo provvedimento,si è mobilitata, e sta attuando la sua azione on line. Un mail bombing, infatti, è in corso sulla casella di posta elettronica del Comune di Bologna per chiedere l’eliminazione della richiesta di regolarità dalla modulistica d’iscrizione. Il tam tam dei social network (facebook e altri) sta dando appuntamento davanti a Palazzo d’Accursio per un sit-in il 15 aprile, organizzato da Bartleby ed il centro sociale TPO. Fortunatamente di fronte a questa triste vicenda che vede colpiti i più indifesi, reagisce una opinione pubblica capace di vedere nella negazione dei diritti di questi piccoli l’impedimento ad una loro probabile opportunità di integrazione.

Fabienne Bellizzi

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