Edmondo BerselliBOLOGNA, 12 APR. – E’morto ieri al Policlinico di Modena dopo un lungo periodo di malattia il giornalista e scrittore Edmondo Berselli. Editorialista di punta per Repubblica e L’Espresso, aveva dedicato la sua vita all’analisi acuta e poliedrica della società italiana, destreggiandosi dalla politica alla musica, dallo sport alla cultura nazionale.

Nato il 2 Febbraio del 1951 a Campogalliano (MO), ha iniziato la sua carriera come correttore di bozze alla casa editrice Il Mulino di Bologna, della cui rivista diventerà direttore dal 2002.

Nel frattempo comincia ad interessarsi anche al giornalismo: nel 1986 collabora con la Gazzetta di Modena come editorialista.

Tra il 1988 e il 2003 scrive per le più importanti testate italiane, tra cui Il Resto del Carlino e La Stampa.

Altrettanto brillante il percorso saggistico: la prima pubblicazione, L’Italia che non muore, risale al 1995. Tra le sue opere maggiori si ricordano Post Italiani. Cronache di un paese provvisorio (2003), un’analisi profonda ed impegnativa, uno sguardo acuto e intelligente sull’Italia e sugli italiani, Canzoni. Storia dell’Italia leggera, un’interessante lettura in cui il giornalista compone un ritratto culturale del proprio paese attraverso le canzoni che ne hanno fatto la storia dal 1950 in poi, Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica (2008), il best-seller che disanima la frammentazione del Partito Democratico e della sinistra italiana in generale.

Ieri sera Edmondo Berselli si è spento nella sua Modena, nella regione che aveva raccontato nel brillante saggio Quel gran pezzo dell’Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe (2004).

Diletta Sarzanini