BOLOGNA, 8 APR.E’ una realtà in crescita e in via di consolidamento, quella dell’imprenditorialità straniera a Bologna. Persone immigrate che, spesso dopo lunghi anni di lavoro operaio e di strenui sacrifici, decidono di investire i propri risparmi costituendo nuove imprese.

Otto aziende su cento sono condotte da imprenditori stranieri, per un totale di circa 12.200 nel 2009 (un migliaio in più rispetto al 2008). Si tratta nella maggior parte dei casi di realtà imprenditoriali piccole e specializzate in produzioni del tessile, nella pelletteria e nell’alimentare, condotte perlopiù da immigrati di origine marocchina e cinese, e poi da tunisini, albanesi, pakistani e bengalesi.

L’incidenza straniera risulta essere assai più marginale per ciò che riguarda l’industria pesante, a causa soprattutto della maggiore onerosità degli investimenti di partenza. A questo proposito, Claudio Malagoli del CNA afferma: “La trentina di associati stranieri hanno fabbriche di tornitura, componenti elettrodinamiche, oleodinamica ed elettronica. Sono ancora pochi perché gli investimenti iniziali per un’officina, un laboratorio, un capannone sono sempre ingenti, e non tutti hanno a disposizione il capitale iniziale necessario”.

A fronte di un incoraggiante incremento delle imprese straniere nella Provincia di Bologna, alcune aziende hanno tuttavia dovuto chiudere i battenti, schiacciate da peso della crisi che ha sconvolto l’economia globale negli ultimi anni. Per questi piccoli imprenditori che hanno perso la loro scommessa, è d’obbligo tornare ai salari di lavori che spesso umiliano. In attesa che il mercato si riprenda e che le loro idee possano trovare un nuovo terreno fertile in cui attecchire.

Sara Deriu