BOLOGNA, 10 FEBB. – Un sacerdote della Curia di Bologna è stato condannato in primo grado, nell’aprile 2008, a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali su dieci bambine, avvenute quando era responsabile di un asilo privato in provincia di Ferrara.

La corte ha, altresì, imposto al prete il pagamento di una provvisionale esecutiva di 28mila euro; tuttavia, le famiglie delle vittime in questi due anni non hanno visto nulla. E’ per questa ragione che l’avvocato Claudia Colombo di Ferrara, parte civile per le 10 famiglie, ha deciso di scrivere una lettera indirizzata al Cardinale Carlo Caffarra.

La curia, infatti, potrebbe – pur senza esserne obbligata dal punto di vista giuridico – far fronte ai risarcimenti dovuti alle vittime e che il parroco non ha ancora provveduto a pagare.

L’appello, inoltre, è rivolto al cardinale anche perché proprio egli è stato estensore di una Carta, applicata a tutte le scuole d’infanzia cattoliche, in cui i principi più importanti possono esser riassunti nel fatto che «il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana e che i bambini vanno trattati e educati con rispetto ed amorevolezza».

[ad#Milionario Link 468 x 15] L’avvocato, rilevando una certa contraddizione tra il documento cattolico ufficiale ed il comportamento in concreto tenuto durante il processo in questione, ha scritto: «Il silenzio che la Curia di Bologna ha riservato alle piccole vittime del processo (ed alle loro famiglie), offende, stupisce e rattrista, tanto quanto i delitti di pedofilia attribuiti in sentenza al parroco condannato». «Comprende bene, egregio Cardinal Caffarra, – prosegue l’avvocato – che non è tanto sul piano giudiziario che attendevamo il Suo intervento (la curia si è fieramente opposta alla chiamata di responsabile civile) è, invece, sul piano pastorale, sul quale si era consolidato il fiducioso affidamento dei bambini al Suo Sacerdote da parte dei genitori, che invece la Curia ha mancato ad una “obbligazione” per lei ancor più cogente di quella strettamente giuridica – e, pertanto, la dottoressa Colombo chiede – in ossequio ai principi della Carta formativa della scuola cattolica dell’infanzia, da lei emanata, ad attivarsi affinché a quelle famiglie vengano effettivamente pagate le provvisionali esecutive decretate in sentenza».

Le ombre ed una certa omertà nel mondo cattolico sul problema dei reati sessuali commessi da ecclesiastici costituiscono, purtroppo, già un fatto noto.

Il caso è scoppiato nel mondo, il 29 settembre 2006, quando la BBC ha deciso di mandare in onda il video Sex crimes and vaticans, la cui tesi di fondo è che vi sia stato un certo occultamento da parte della Chiesa cattolica rispetto ad alcuni abusi sessuali perpetrati da preti e chierici ai danni di minori.

Il filmato si occupava particolarmente del documento menzionato in una circolare firmata nel 2001 dall’attuale papà Ratzinger e noto come Crimen sollicitationis. Le norme in esso contenute imponevano, in caso di gravi atti di pedofilia, un vincolo assoluto di segretezza e l’attribuzione alla Congregazione di un’autonoma giurisdizione in tali ambiti. I resoconti delle indagini, inoltre, sempre secondo tale documento sarebbero dovuti esser trasmessi all’ufficio di cui proprio Ratzinger era a capo, il quale si sarebbe impegnato a trasmettere la notizia criminis ai tribunali vaticani, ove tutte le funzioni giudiziarie (p.m., notaio, rappresentante legale) erano svolte da ecclesiastici.

[ad#Redazione 200 x 200]La violazione del segreto pontificio su tali fatti, poi, era punito molto gravemente, talvolta addirittura con la scomunica.

Il Crimen sollicitationis fu segretato per molti anni, fino a quando gli avvocati Carmen Durso di Boston e Daniel Shea di Houston lo resero noto al pubblico.

Il video Sex crimes and vaticans, la cui diffusione in Italia fu impedita per moltissimo tempo, svelava, inoltre, numerosi altri terrificanti retroscena, dai quali il Vaticano si è sempre difeso tenacemente. Si sosteneva, altresì, che le norme contenute nel Crimen sollicitationis, il documento cui rimandava la circolare firmata da Ratzinger, fossero da tempo prive di alcuna rilevenza giuridica e vincolatività.

Proprio per tale motivo e per eliminare definitivamente le ombre in merito a tale pesante questione, il papa l’8 febbraio scorso ha espresso la propria condanna nei confronti di tutti i preti che si macchiano di reati quali la pedofilia: «La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo, – ha ricordato – ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi – ha sottolineato – alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa – ha assicurato – non manca e non mancherà di deplorare e condannare».

Esprime, però, tutto il suo rammarico per la vicenda ferrarese il legale Claudia Colombo, la quale denota una certa contraddittorietà tra i principi professati ad alta voce ed i comportamenti tenuti in concreto quando avvengono episodi di tal genere: «Sorprende il fatto – scrive l’avvocato, facendo riferimento proprio alle recentissime dichiarazioni di Benedetto XVI, che un tale abbandono dei genitori che io rappresento e dei loro bambini, sia avvenuto in un momento nel quale invece l’attenzione della Chiesa verso le vittime di atti di pedofilia nel mondo da parte di sacerdoti e prelati verso minori si è manifestata alta e partecipata».

Valeria Castellano

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