RIMINI, 10 FEBB. – Il traffico illecito di rifiuti negli ultimi anni e’ stato stimato in circa un milione di tonnellate e genera un lucro di moltissimi milioni di euro; tuttavia, ciò crea un notevole danno all’ambiente e all’Erario per l’evasione dell’ecotassa e ne fa uno dei problemi centrali cui devono confrontarsi la politica e la giustizia.

Nell’ambito di un’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti, coordinata dai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico della procura di Grosseto e di Lanciano in Abruzzo, Steno Marcegaglia, presidente dell’omonimo gruppo, nonché padre della presidente di Confindustria, è stato iscritto nel registro dell’indagati.

Egli è soltanto una delle 61 persone e 20 aziende coinvolte nell’operazione “Golden Rubbish”, coordinata dalla Procura di Grosseto, che ha fermato un’organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali costituita in Toscana e con diramazioni in tutta Italia.

[ad#Redazione 200 x 200]L’iscrizione nel registro degli indagati del presidente dell’importante gruppo industriale è riconducibile al filone di indagine che riguarda la Made Hse, azienda di consulenza del gruppo mantovano.

Questa avrebbe favorito lo smaltimento di rifiuti pericolosi classificandoli illegittimamente come non pericolosi. L’illecito traffico riguarderebbe circa 100mila metri cubi di terreno di risulta dagli scavi eseguiti per l’ampliamento dello stabilimento nell’area portuale di Ravenna, contaminati da mercurio, idrocarburi e da altri inquinanti. Secondo la teoria accusatoria, tali rifiuti sarebbero stati, pertanto, destinati a siti non idonei a riceverli, con notevole risparmio sui costi di smaltimento.

Secondo alcune fonti risulta che Mauro Bragagni, 59 anni, all’epoca dei fatti direttore dell’industria metallurgica ravennate si troverebbe già agli arresti domiciliari.

In una nota emessa dal colosso siderurgico si legge che il “materiale analizzato da Made Hse sotto il controllo degli enti pubblici di competenza, è stato conferito a società legalmente autorizzate al suo successivo smaltimento”. Si aggiunge, inoltre, che: “i dirigenti interessati dalle indagini non ricoprono più da tempo gli incarichi originariamente loro conferiti. L’azienda” – quindi – “si dichiara certa del loro corretto comportamento e confida di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati“.

Valeria Castellano

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