COSENZA, 5 FEBB. – Maxi operazione della Gdf sulle sponde del Crati. Gli uomini della Compagnia della Guardia di Finanza di Cosenza hanno porta alla luce un macroscopico caso di frode fiscale all’Iva intracomunitaria per un importo complessivo pari a circa 34 milioni di euro di ricavi non dichiarati, 12 milioni di Iva dovuta ed oltre 9 milioni di Iva relativa. Nel mirino dell’inchieste è un grossista di pneumatici di Cosenza.

[ad#Adsense Link Bologna]

L’attività ispettiva ha interessato questo particolare settore commerciale che, per la prima volta in provincia di Cosenza, ha consentito di scoprire l’applicazione di un complesso sistema di truggo noto come «frode carosello». L’articolato meccanismo fraudolento, che ha visto coinvolti 9 soggetti tutti indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e truffa ai danni dello Stato, si è concretizzato attraverso una serie di operazioni di triangolazione realizzate da ditte intestate a «teste di legno», formalmente ubicate nel territorio della provincia di Cosenza, costituite e cessate in un breve lasso temporale. Sono le cosiddette imprese «cartiere», ovvero «scatole vuote» appositamente create per essere interposte, insieme ad altre imprese «filtro», tra coloro che sono gli effettivi soggetti economici interessati alle operazioni di acquisto e vendita di beni. Unico scopo di queste imprese fasulle è quello di simulare acquisti intracomunitari e cessioni di beni sul territorio nazionale (ricorrendo all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti) senza assolvere ai conseguenti obblighi di versamento dell’Iva derivante dalle operazioni.

Quattro sono le ditte che A.F., 37 anni di Cosenza, ha utilizzato per realizzare l’imponente giro d’affari che le Fiamme gialle cosentine hanno ricostruito in due anni di laboriose e meticolose indagini di Polizia Giudiziaria sia in Calabria che in altre regioni come il Piemonte e l’Emilia Romagna. Due di esse (una di Cosenza, l’altra di Paola), avviate con la compiacenza di un consulente locale, sono risultate intestate a prestanomi che hanno fornito la propria collaborazione in cambio di somme di denaro corrisposte mensilmente, non superiori ai tre/quattrocento euro; le altre due (di Bologna), sempre intestate a prestanomi, sono state utilizzate allo scopo di creare ulteriori «passaggi» commerciali fittizi, idonei ad eludere, o per lo meno a rendere più complessi, gli eventuali accertamenti.

Redazione

[ad#Adsense Link Bologna]