Paolo PombeniBOLOGNA, 3 FEB. – Proprio come accade dopo un evento catastrofico a seguito del quale la ricostruzione è il primo obiettivo al quale partecipano da ogni dove persone pronte a rimboccarsi le maniche, anche a Bologna, scossa dal Cinzia Gate, giungono candidature a sorpresa in quelle che sono sentite e saranno, più profondamente che altrove e che in passato, elezioni per il bene comune.
Dopo il no praticamente definitivo Del Professore, si dice pronto a dedicarsi al ruolo di sindaco un altro Professore.
Paolo Pombeni, classe 1948, trentino d’origine bolognese d’adozione. Studente della facoltà di Giurisprudenza, si laurea nella città delle Due Torri nel 1971 discutendo una tesi in Storia della Chiesa col prof. Giuseppe Alberigo sul tema “La ‘Sacrosanctum Concilium’. Dall’84 è professore ordinario della facoltà di Scienze Politiche; iscritto all’albo dei giornalisti, è attualmente editorialista del Messaggero e collabora con Il Riformista.

Paolo Pombeni, uno dei “mostri sacri” di Palazzo Hercolani, ha deciso di rispondere positivamente all’appello di amici, colleghi e studenti che lo vorrebbero candidato a sindaco alle prossime elezioni comunali. “Io mi metto a disposizione, è un dovere”, dichiara pacatamente il Prof., perchè “in un momento difficile per Bologna, chi ha un debito deve farsi avanti”.
Eccolo Paolo Pombeni, cattolico di sinistra, professore di storia dei sistemi politici e storia dell’ordine internazionale, pronto ad abbandonare lo studio in Strada Maggiore per occupare quello da sindaco a Palazzo d’Accursio.

Nell’intervista rilasciata al Corriere di Bologna, Pombeni spiega che il Pd non gli ha chiesto alcun impegno, lui, semplicemente, si mette a disposizione, forte della richiesta avanzata dalla “società civile”, a patto però che vengano rispettate alcune condizioni: “Intanto un aspetto tecnico: dovrei raccogliere le firme, e non essendo inserito in un apparato non sarà facile, mi servirebbe una mano. E poi bisogna capire quante forze politiche accettano di sostenermi. Non mi candido per raccattare il 2-3 %”. Inoltre, prosegue il professore, “non mi candido per farmi rovinare la vita dalle pressioni, o per farmi imporre i nomi da mettere in giunta”. Possibile un’apertura all’Udc, che permetterebbe di “attirare i voti che ci sono scappati”, indispensabile pensare al bene di Bologna: “È giusto quanto dice Guazzaloca: pensiamo a ricostruire la città. Prima di azzannarci, bisogna essere credibili, anche presso gli avversari”.
Infine la domanda più importante: “Che cosa può dare un professore alla politica?“.

“Un professore è abituato a lavorare con le idee. E la politica si fa con le idee. Non è un gioco da funzionari, la politica richiede capacità di mobilitare passioni, non integralismi”.
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Giuliana Sias