manes bernardiniBOLOGNA, 3 FEB. – Come si poteva sospettare, crea più impicci che altro l’ipotesi di un election-day a fine marzo quando i cittadini bolognesi saranno chiamati alle urne per le elezioni regionali. Il caso Delbono aveva, se non altro, unito le diverse parti politiche su di un punto: evitare il commissariamento. Ma per farlo era necessario votare il prima possibile. Che fare? Chiedere uno strappo alla regola.

Strappo che il ministro Maroni era disponibile a concedere per mezzo di un decreto ad hoc, a patto di evitare qualsiasi polemica sulla questione. Puntuali però, a meno di una settimana dalle dimissioni ufficiali di Delbono, arrivano i problemi. Sì perché è sempre più improbabile che si voti a marzo nonostante il comune abbia stanziato i fondi necessari (circa 1,6 milioni di euro) per assicurare lo svolgimento delle elezioni il 28 ed il 29 marzo.

«Vedo slittare il voto» ha detto ieri il leader del Carroccio Manes Bernardini.

Dichiarazione seguita all’ammissione del ministero dell’Interno che ha definito le elezioni a marzo tecnicamente «complicatissime».

«Ci sono sicuramente grossi rischi di legittimità che metterebbero in imbarazzo anche il Presidente della Repubblica – ha dichiarato il leader Pdl a Bologna Enzo Raisi – secondo me non ci sono più le condizioni per votare a marzo».

Prevedibile il rimpallo di accuse tra Pd e Pdl: «Sono balle – replica il vicesindaco Merighi – ci avevano dato la scadenza del 28 gennaio, che è stata rispettata, per le dimissioni del sindaco in tempo utile».

Maroni fa sapere poco dopo: «Domani porterò al Consiglio dei ministri la reazione sul caso Bologna e il consiglio dei ministri deciderà». E specifica: «Stiamo valutando ancora con attenzione il caso che presenta dei problemi già rilevati sia da me sia dal segretario del Pd Bersani».

Ma il centrosinistra non ci sta e sostiene che si tratta di una strategia figlia di un interesse politico ben preciso: «Sulla data del voto siamo di fronte a un balletto vergognoso, Pdl e Lega non trovano il candidato giusto e giocano sulla pelle della città» dichiara Bonaccini del Pd.

Le ipotesi restanti in caso di rinvio del voto sarebbero, ovviamente, il commissariamento e le elezioni in estate o in autunno. Cosa neanche tanto scontata dato che, anche in questo caso, toccherebbe mettere mano alle leggi vigenti in materia elettorale.

Mike Giacovazzo