Massimo Ciancimino PALERMO, 2 FEBB.Marcello Dell’Utri e Bernardo Provenzano avevano rapporti diretti. Me lo riferì mio padre a cui era stato detto dal capomafia”. Lo ha rivelato Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, al processo, per favoreggiamento alla mafia, al generale dei carabinieri Mario Mori. L’argomento è emerso mentre Ciancimino illustrava ai giudici il contenuto di un pizzino che Provenzano aveva scritto al padre.

E’ iniziato ieri l’atteso racconto di Ciancimino junior sulla “trattativa” tra Stato e mafia che avrebbe portato i carabinieri, nel 1995, a decidere di non arrestare il boss Bernardo Provenzano. “Mio padre mi disse di avere informato i carabinieri che se si voleva catturare Riina si doveva utilizzare Provenzano” ha dichiarato Massimo Ciancimino. E proprio il mancato blitz per la cattura del padrino di Corleone viene contestato all’ufficiale dell’Arma.

Il testimone è tornato, poi, a parlare di Dell’Utri. “Dopo il suo arresto, nel dicembre del ’92, mio padre si convinse che i carabinieri l’avevano tradito e che avevano un nuovo interlocutore, probabilmente con l’avallo di Provenzano. Anni dopo mi rivelò che, secondo lui, il nuovo referente istituzionale sia della mafia che dei soggetti che avevano condotto la trattativa fosse Marcello Dell’Utri. Mio padre era convinto che, una volta sfruttato il suo contributo per l’arresto di Riina, i carabinieri l’avessero scaricato”. “Nei lunghi colloqui fra il Lo Verde (cioè Provenzano), il signor Franco (un uomo dei servizi segreti) e mio padre non parlavano solo come mettere fine alla latitanza di Riina. Si stava mettendo in piedi un programma. Nel 1992 c’erano state da poco le elezioni, c’era l’avanzata della Rete, della Lega, c’era un partito, quello che di fatto aveva comandato negli ultimi 40 anni, soprattutto in Sicilia…”.

M.Cristina Reggini