RAVENNA 02 FEBB – Decine di telefonate allo studio di Chi l’ha visto?, ieri sera, da parte di orfane che sono state ospiti della struttura in via Di Roma, ora eredi del conte Galletti Abbiosi. La vicenda era stata portata alla luce nel 2006 da un’inchiesta della Voce di Romagna, con il ritrovamento dell’indicazione testamentaria risalente al 1867, e ora 40 delle orfane sono in causa con la Diocesi perché vogliono che sia restituita loro l’eredità del conte Carlo Galletti Abbiosi. Il testamento del conte prevedeva infatti che l’istituto venisse aperto, ma anche che, nel caso venissero a mancare i fondi per mantenerlo, venisse venduto e gli utili distribuiti equamente tra le bambine che ci vivevano.

Non è avvenuto nulla di tutto ciò, anzi, molte di quelle orfane hanno vissuto nell’indigenza e sono tuttora povere. Il giudice ha stabilito che vengano rintracciate tutte le 339 orfane che hanno trascorso l’infanzia nell’istituto.

Così la vicenda è diventata clamorosa, al punto da essere al centro della puntata di ieri del programma su RaiTre, in diretta da quello che ora è un ostello. Una trentina di donne tornano tra le mura che le hanno viste crescere, l’emozione si trattiene a stento. Dopo neanche mezz’ora di trasmissione la diretta viene interrotta: arrivano telefonate da Roma di 29 orfane e 13 eredi.

Il testamento del conte, che lascia due terzi della propria eredità alle orfanelle e dispone l’equa divisione dell’eredità in caso di chiusura della struttura, lascia perplesso il fronte opposto, rappresentato da Casa Matha, Fondazione Carisp, Comune e Diocesi. Il sindaco Fabrizio Matteucci, affiancato dal portavoce della curia, l’avvocato Enrico Maria Saviotti, prende la parola: «In 150 anni sono cambiate molte cose a Ravenna, il fenomeno degli ospiti non esiste più come un tempo». Matteucci sostiene che il proposito del conte sarebbe oggi tramutato in un sostegno alla Fondazione Carisp, che prende iniziative di beneficenza anche a sostegno dell’infanzia.

Non sono per niente d’accordo le orfane, secondo le quali le memorie del conte sarebbero state disattese proprio da queste istituzioni, che rientrano tra gli esecutori testamentari. Ora chiedono che venga rispettata la volontà del benefattore, che voleva essere sepolto a Sant’Apollinare, e invece giace al cimitero dimenticato (quasi) da tutti.

Mara Monfregola